Tag: economia

  • Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato di oltre 48 milioni

    Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato di oltre 48 milioni

    In Breve

    Qual è il fatturato di Oropan?
    Oropan ha registrato un fatturato superiore a 48 milioni di euro.
    In quanti Paesi esporta Oropan?
    Oropan esporta i suoi prodotti in 26 Paesi.
    Quali sono gli obiettivi del nuovo Piano Strategico ESG?
    Il nuovo Piano Strategico ESG punta all'azzeramento delle emissioni di Scope 1 e 2 e alla riduzione del 30% di Scope 3 entro il 2029.

    Oropan: un successo globale per il pane Made in Italy

    Oropan, un’azienda italiana specializzata nella produzione di pane, ha raggiunto traguardi significativi nel mercato internazionale, esportando i suoi prodotti in ben 26 Paesi. Nel 2025, l’azienda ha registrato un fatturato superiore a 48 milioni di euro, con un incremento dell’export di quasi 11 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

    Leadership e sostenibilità

    Guidata da Lucia Forte e dai suoi fratelli, Oropan ha fatto della sostenibilità la propria linea guida strategica. L’azienda ha implementato una governance evoluta e ha adottato pratiche di misurazione per il miglioramento continuo, coinvolgendo gli stakeholder e seguendo il metodo della doppia materialità.

    Piano Strategico ESG 2023–2025

    Il Piano Strategico ESG 2023–2025 ha visto l’azienda realizzare oltre il 90% delle 101 iniziative previste, generando 17.000 ore di formazione. Questo ha portato a una crescita dell’organico, con un incremento della presenza femminile del 162,5% e un turnover femminile azzerato. Oropan ha anche ridotto le emissioni e i rifiuti, eliminando oltre 43.000 kg di plastica dagli imballaggi primari.

    Riconoscimenti e certificazioni

    Oropan si distingue per i suoi numerosi riconoscimenti e certificazioni, avendo ottenuto 18 certificazioni di qualità, di sistema e di prodotto. L’azienda ha ricevuto il Rating di Legalità con il massimo punteggio e la medaglia d’argento EcoVadis, posizionandosi nel 5% delle migliori aziende del settore a livello mondiale in base a criteri di ambiente, etica, pratiche lavorative e tutela dei diritti umani.

    Obiettivi futuri: il nuovo Piano Strategico ESG 2026–2029

    Il nuovo Piano Strategico ESG 2026–2029 di Oropan si propone obiettivi ambiziosi, tra cui l’azzeramento delle emissioni di Scope 1 e 2 e la riduzione del 30% di Scope 3 entro il 2029. L’azienda intende anche utilizzare energia da fonti rinnovabili, sviluppare packaging integralmente sostenibile e promuovere pratiche di agricoltura rigenerativa. Inoltre, è prevista la digitalizzazione della filiera e lo sviluppo di nuovi prodotti nutrizionali, accompagnati da programmi di crescita professionale e welfare aziendale.

    Il pane come simbolo di identità culturale

    Oropan presenta il suo pane non solo come un prodotto alimentare, ma come un’espressione del Made in Italy e della dieta mediterranea. Questo alimento rappresenta un elemento di identità culturale, un valore di filiera certificata e una leva per dimostrare la solidità e la continuità del modello industriale italiano.

  • Andy Burnham: il nuovo premier del Regno Unito promette stabilità e riforme

    Andy Burnham: il nuovo premier del Regno Unito promette stabilità e riforme

    In Breve

    Chi è Andy Burnham?
    Andy Burnham è il nuovo primo ministro del Regno Unito, ex sindaco di Manchester.
    Quali sono le promesse di Burnham?
    Burnham promette un nuovo modello economico, sostegno alle imprese e un piano per ridurre il costo della vita.
    Cosa ha detto Starmer prima di dimettersi?
    Starmer ha definito il suo lavoro 'finito' e ha espresso orgoglio per i risultati ottenuti.

    A Buckingham Palace, Keir Starmer ha rassegnato le dimissioni a Carlo III, che ha formalmente incaricato Andy Burnham di formare un nuovo governo. Burnham, soprannominato il ‘Re del Nord’ per i successi e la popolarità conseguiti come sindaco di Manchester, ha pronunciato il primo discorso da premier senza appunti, sottolineando la volontà di restituire stabilità al Paese.

    Nel suo intervento, Burnham ha ricordato di essere il settimo primo ministro britannico dal 2016 e ha promesso un ‘nuovo modello economico e politico’, che prevede un maggiore controllo pubblico delle risorse e un piano di reindustrializzazione con forte sostegno per le imprese. Si è impegnato a presentare già domani un piano per ridurre il costo della vita, evidenziando l’importanza di costruire case popolari e di ridurre il potere di Westminster per dare maggiore autonomia a città e regioni.

    Rivolgendosi alle persone ‘stanche della politica’ nelle ‘zone dimenticate del Paese’, ha promesso di ‘riportare la speranza’ e di ‘investire nel successo invece di pagare per il fallimento’.

    Oggi è attesa la possibile nomina dei ministri più importanti — Esteri, Interni e Tesoro — scelte che, ha detto Burnham, indicheranno le priorità del nuovo esecutivo; il premier ha aggiunto che il governo dovrà riflettere ‘tutte le anime del partito laburista’.

    Burnham è entrato nel Labour a 15 anni, è stato eletto deputato nel 2001 e ha ricoperto ruoli nei governi di Tony Blair e Gordon Brown prima di tornare alle istituzioni locali nel nord dell’Inghilterra. È stato il primo sindaco di Greater Manchester dal 2017, riconfermato due volte con maggioranze crescenti e con un indice di gradimento del 65% al momento del suo addio alla carica, secondo i sondaggi. Per poter succedere a Starmer, si è candidato nella circoscrizione di Makerfield, vicino a Manchester, e vi è stato eletto con il 55% dei voti.

    Starmer ha lasciato Downing Street definendo il suo lavoro ‘finito’, dichiarandosi sereno e orgoglioso per i risultati ottenuti nei sei anni e mezzo alla guida del partito: rilancio del Labour, vittoria elettorale nel 2024 e, secondo lui, rafforzamento dell’economia e dei servizi pubblici. Ha esortato il successore a non ‘soccombere alle divisioni’ e gli ha assicurato il suo ‘pieno sostegno’.

  • Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    In Breve

    Cosa è l'agentic commerce?
    L'agentic commerce è un ecosistema in cui gli agenti AI eseguono transazioni autonomamente in tempo reale.
    Qual è il ruolo degli agenti AI nel commercio elettronico?
    Gli agenti AI ottimizzano le transazioni e migliorano l'esperienza utente, eseguendo acquisti direttamente per conto dei clienti.
    Perché è importante la sicurezza nelle transazioni?
    La sicurezza è cruciale poiché una singola inefficienza può interrompere l'intero processo di acquisto.

    Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    Negli ultimi anni, il commercio elettronico ha subito una trasformazione radicale grazie all’introduzione degli agenti di intelligenza artificiale (AI) che possono avviare e completare transazioni autonomamente. Questo nuovo paradigma, noto come agentic commerce, rappresenta un ecosistema in cui software agenti operano all’interno di vincoli definiti per eseguire acquisti in tempo reale.

    Un Nuovo Approccio al Commercio Digitale

    Tradizionalmente, il commercio digitale si è concentrato sull’ottimizzazione dell’esperienza utente attraverso interfacce intuitive e percorsi di conversione ben strutturati. Fino a poco tempo fa, l’uso dell’AI era limitato a chatbot e assistenti virtuali di base. Oggi, però, gli agenti AI sono in grado di eseguire transazioni direttamente per conto degli utenti, cambiando radicalmente il modo in cui interagiamo con le piattaforme di e-commerce.

    La Trasformazione delle Infrastrutture di Pagamento

    Per supportare questa evoluzione, le infrastrutture di pagamento si stanno adattando per passare dal semplice intento all’esecuzione. Le piattaforme devono diventare leggibili dalle macchine, consentendo agli agenti AI di completare transazioni in tempo reale. Le grandi imprese stanno iniziando ad adottare agenti proprietari sulle loro piattaforme digitali, con l’obiettivo di migliorare la conversione, raccogliere dati e mantenere i clienti all’interno del loro ecosistema.

    La Necessità di Agenti Non Brandizzati

    È fondamentale che le aziende si aprano anche a agenti non controllati dai brand, gestiti dai consumatori o dai reparti acquisti. Ignorare questa opportunità potrebbe comportare una perdita di quote di mercato. L’interazione con i sistemi software richiede infrastrutture che superino le tradizionali interfacce utente, poiché gli agenti autonomi elaborano dati direttamente.

    La Dinamica delle Transazioni e la Sicurezza

    Uno degli aspetti critici dell’agentic commerce è il livello di pagamento. Le transazioni gestite dagli agenti sono altamente dinamiche, e una singola inefficienza o un errore di autenticazione possono interrompere l’intero processo di acquisto. Per i merchant, è essenziale avere un’architettura di pagamento robusta che verifichi l’intento umano e il consenso esplicito, riconoscendo e autenticando l’agente specifico.

    Modelli di Business Modulari e Micro-Transazioni

    L’agentic commerce favorisce anche la transizione verso modelli di business modulari e micro-transazionali. Invece di pacchetti rigidi, gli agenti possono sottoscrivere servizi SaaS dinamicamente o acquistare singole lezioni su piattaforme di apprendimento, combinando contenuti da diversi fornitori e gestendo automaticamente i pagamenti tra i merchant coinvolti.

    Flussi Monetari Programmabili e Compliance Normativa

    Il passaggio da infrastrutture di pagamento tradizionali a flussi monetari programmabili è al centro di questa evoluzione. I sistemi eseguono transazioni basate su condizioni di intento e permesso continuamente valutate. La conferma del consenso umano diventa la principale difesa contro attività AI non autorizzate.

    Prepararsi al Futuro del Commercio Digitale

    Per abilitare questo modello, è necessario sviluppare ambienti di pagamento in grado di interpretare istruzioni delegate e far rispettare vincoli di spesa. Le credenziali di pagamento legate all’agente consentono un’autonomia operativa mantenendo il controllo finanziario e la tracciabilità per l’utente.

    I principali circuiti di carte stanno già formalizzando componenti di questo nuovo modello, mentre aggiornamenti normativi come PSD3/PSD4 e l’AI Act europeo stabiliscono aspettative di responsabilità che rendono la conformità un fattore critico. La complessità operativa introdotta dall’autenticazione in tempo reale degli agenti e dai requisiti normativi può essere mitigata tramite un punto di integrazione unico, semplificando l’architettura di backend e preparando le aziende ad accettare pagamenti macchina-a-macchina.

    Conclusione: Il Futuro è Adesso

    Il reset a livello di protocollo del commercio digitale è in accelerazione. Le aziende che riusciranno a mettere in sicurezza le proprie infrastrutture di pagamento e a verificare l’intento e l’autenticazione degli agenti saranno quelle che otterranno un vantaggio competitivo nel futuro del commercio elettronico.

  • Le imprese italiane all’estero: resilienza e strategie di investimento nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: resilienza e strategie di investimento nonostante le sfide globali

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    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle imprese italiane intervistate intende investire nei mercati esteri.
    Quali fattori influenzano le scelte d'investimento delle aziende?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori principali, seguiti da rischio cambio e instabilità finanziaria.
    Cosa prevede il futuro per le imprese italiane all'estero?
    L'82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027.

    Nonostante le sfide rappresentate da dazi, politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche, le imprese italiane attive all’estero mostrano una forte propensione a investire. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, supportato dalle Camere di commercio italiane nel mondo, il 40% delle aziende ha descritto il clima verso i prodotti italiani come “molto positivo”, con una domanda in crescita.

    Le valutazioni variano significativamente a seconda delle aree geografiche: in America Latina, l’80% delle imprese riporta un clima molto positivo, mentre in Africa le aziende si dividono tra un quadro stabile e un atteggiamento più cauto.

    Per quanto riguarda gli investimenti, il 51% delle aziende intervistate ha dichiarato di voler investire nei mercati esteri. Solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione. Le risposte evidenziano che in Asia e negli Stati Uniti, tutte le imprese si dichiarano pronte a investire, mentre in Europa si registra una maggiore prudenza, con il 39% orientato a nuovi investimenti e il 33% che adotta strategie difensive.

    I fattori che influenzano le scelte d’investimento sono molteplici. I costi energetici e delle materie prime sono i più citati, con il 57% del campione che li considera determinanti. Seguono il rischio di cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno) e l’instabilità normativa e politica nei singoli mercati (14%).

    Per competere efficacemente, le imprese italiane non possono limitarsi a offrire prodotti di qualità. Oltre la metà degli intervistati ha indicato la strategia di medio-lungo periodo come prioritaria. Il 29% ha sottolineato l’importanza di scegliere partner locali affidabili, mentre il 26% ha evidenziato la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione.

    Tra i concorrenti più citati dalle aziende italiane figurano la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%). Per affrontare le sfide del mercato, le imprese hanno evidenziato l’importanza di una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e di un sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027. Di questi, il 24% attende una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e solo il 18% prevede una fase di stabilità, senza aspettative di un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato che il made in Italy continua a essere un simbolo di qualità e reputazione, ma ha avvertito che “oggi non è più sufficiente”. Secondo Pozza, per avere successo nei mercati internazionali è fondamentale garantire una presenza continua, conoscere le regole locali, scegliere partner affidabili e costruire strategie di medio-lungo periodo. La qualità rimane il punto di partenza, ma non può essere l’unico obiettivo.

  • Commercio in Italia: diminuiscono i negozi, ma il fatturato cresce

    Commercio in Italia: diminuiscono i negozi, ma il fatturato cresce

    In Breve

    Qual è la riduzione dei negozi al dettaglio in Italia dal 2018 al 2023?
    Il numero di negozi al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità.
    Come è cambiato il fatturato del settore commercio in Italia?
    Il fatturato complessivo del settore è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno subito le perdite maggiori?
    Gli ambulanti e i piccoli negozi alimentari hanno subito le perdite maggiori, rispettivamente del 27,3% e del 17,9%.

    Negli ultimi anni, il panorama commerciale italiano ha subito cambiamenti significativi. Tra il 2018 e il 2023, il numero di negozi al dettaglio è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità (-14,4%). Nonostante questa contrazione, il fatturato complessivo del settore ha registrato un incremento del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.

    A pagare il prezzo più alto di questa crisi sono stati principalmente gli ambulanti, con una diminuzione del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, che hanno visto un calo del 17,9%. Al contrario, le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%.

    Il principale motore di questa crescita del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un aumento delle unità locali del 7,4%, degli addetti del 51,2% e del fatturato del 101,1%. L’inflazione, che nel periodo è salita del 19,8%, ha contribuito a questa crescita, evidenziando una crescente ricerca di convenienza da parte delle famiglie.

    Inoltre, l’aggregato che comprende e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici ha mostrato un incremento significativo, con un aumento del 13,6% delle unità locali e del 41,9% del fatturato.

    Dal punto di vista occupazionale, la diminuzione dei punti vendita non ha portato a una perdita equivalente di posti di lavoro. Infatti, gli addetti sono diminuiti solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno registrato incrementi marcati del 22,4%, così come gli articoli culturali e ricreativi, con un aumento del 21,4%, nonostante la chiusura di numerose insegne.

    Il fatturato per addetto è cresciuto del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, il fatturato per addetto è aumentato del 4,4%, mentre il fatturato complessivo ha subito un calo dell’8,4% e la dimensione media dei punti vendita si è ridotta del 13,6%, un fenomeno simile a quello osservato in Francia.

    Dal punto di vista territoriale, i dati fermi al 2023 mostrano che il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, all’efficacia degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

  • Cottarelli: Necessaria cautela sull’uso della flessibilità Ue per il debito pubblico

    Cottarelli: Necessaria cautela sull’uso della flessibilità Ue per il debito pubblico

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    Qual è la posizione di Cottarelli sulla flessibilità Ue?
    Cottarelli ritiene che l'Italia non abbia bisogno di ricorrere alla flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico al momento.
    Quali sono i principali indicatori economici attuali?
    Gli indicatori mostrano performance positive nel primo trimestre, con occupazione e produzione industriale su livelli elevati.
    Qual è l'impatto dell'inflazione sui salari?
    L'inflazione ha portato a una perdita di potere d'acquisto di circa il 13% per i lavoratori dipendenti nel biennio 2021-2022.

    Carlo Cottarelli, economista e ex commissario alla spending review, ha recentemente espresso la sua posizione riguardo all’uso della flessibilità concessa dall’Unione Europea in relazione al debito pubblico italiano. Secondo Cottarelli, l’Italia non ha, almeno per il momento, necessità di ricorrere a questa maggiore flessibilità. Un incremento del deficit, infatti, dovrebbe essere giustificato solo se necessario per evitare una recessione. Tuttavia, gli attuali indicatori economici non mostrano una debolezza tale da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

    Il primo trimestre del 2026 ha registrato performance relativamente buone per gli standard italiani, con un aumento dell’occupazione e della produzione industriale. Nonostante una lieve flessione a maggio, i livelli rimangono comunque elevati. Pertanto, eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati a settori specifici particolarmente colpiti dalla crisi, finanziati attraverso tagli ad altre spese o mediante un incremento delle entrate fiscali.

    Cottarelli ha anche messo in evidenza l’importanza della trasparenza nei programmi elettorali, sottolineando che molte promesse politiche sono prive di coperture finanziarie. In particolare, sono emerse stime che indicano impegni non finanziati da parte di alcuni partiti per un ammontare compreso tra 140 e 150 miliardi di euro all’anno. Questa somma, se non coperta, potrebbe avere implicazioni significative per il debito pubblico durante l’intera legislatura.

    Un altro tema affrontato da Cottarelli riguarda la questione dei salari. Negli ultimi trent’anni, i salari reali in Italia sono diminuiti di circa il 6,6%. Sebbene il salario minimo possa avere un ruolo nel miglioramento della situazione, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. È necessario, secondo l’economista, implementare politiche che favoriscano gli investimenti e rendano l’Italia più attrattiva per le imprese.

    L’inflazione ha avuto un impatto significativo sul potere d’acquisto dei lavoratori. Nel biennio 2021-2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, portando a una perdita di potere d’acquisto di circa il 13% per i lavoratori dipendenti. Sebbene nei tre anni successivi i salari abbiano recuperato terreno, la perdita cumulata rispetto all’inizio del 2021 è ancora del 7%. La ripresa dell’inflazione rappresenta un ulteriore fattore di rischio per i salari e il potere d’acquisto.

    Infine, Cottarelli ha parlato del consolidamento bancario, ritenendo inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e mondiale. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo cruciale per le famiglie e le piccole e medie imprese. Auspica quindi un approccio a doppio binario che consenta di rafforzare il sistema bancario senza compromettere il supporto alle realtà locali.

  • Sbloccati 300 milioni per il gasolio: un passo avanti per l’autotrasporto

    Sbloccati 300 milioni per il gasolio: un passo avanti per l’autotrasporto

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    Qual è l'importo del credito d'imposta per l'autotrasporto?
    Il credito d'imposta è di 300 milioni di euro.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre.
    Qual è il ruolo del tavolo permanente dell'autotrasporto?
    Il tavolo permanente servirà per il confronto su logistica e normative.

    Il governo italiano ha recentemente annunciato lo sblocco di un credito d’imposta pari a 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto. Questo importante provvedimento è stato ufficializzato con la pubblicazione del decreto attuativo sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026.

    Il credito d’imposta, che può arrivare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli, si applica alle fatture emesse nel periodo compreso tra marzo e giugno 2026. Le aziende beneficiarie sono quelle che impiegano gasolio commerciale per veicoli con una massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. È stata confermata anche l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili per il credito.

    Le domande per accedere a questo incentivo potranno essere presentate a partire da settembre tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane. Questo provvedimento arriva dopo settimane di pressioni da parte delle associazioni di categoria, culminate in un incontro tenutosi il 22 luglio presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Durante questo incontro, si è fatto il punto sugli impegni assunti il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale.

    Il governo si era impegnato a introdurre il credito d’imposta e a offrire la possibilità di dilazionare il pagamento delle imposte. Queste misure sono state incluse in un decreto-legge approvato il giorno stesso dell’incontro, e il credito è stato successivamente confermato con la conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    Nonostante l’annuncio, le associazioni di categoria hanno segnalato incertezze operative nelle settimane successive. Unatras, ad esempio, ha inviato una lettera il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per richiedere tempi certi per l’attuazione delle misure.

    In aggiunta, è stato annunciato un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica, che si riunirà nei primi giorni di settembre. Questo tavolo, presieduto dal ministro e aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, si propone come strumento stabile di confronto su temi di logistica nazionale, normative, intermodalità e investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Sostenuta dall’Intelligenza Artificiale

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Sostenuta dall’Intelligenza Artificiale

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    Qual è stato l'aumento dei ricavi di STM nel secondo trimestre 2026?
    STM ha registrato un aumento del 26% nei ricavi, raggiungendo 3,487 miliardi di dollari.
    Quali settori hanno contribuito alla crescita dei ricavi?
    I settori che hanno contribuito maggiormente sono stati communication equipment, periferiche per computer e automotive.
    Quali sono le previsioni per il terzo trimestre 2026?
    STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, con un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    STM, azienda leader nel settore della tecnologia, ha riportato risultati finanziari molto positivi per il secondo trimestre del 2026. I ricavi sono aumentati del 26%, raggiungendo i 3,487 miliardi di dollari, mentre il margine lordo è cresciuto di 130 punti base al 34,8%. L’utile netto ha mostrato un significativo miglioramento, passando a 222 milioni di dollari rispetto a una perdita di 97 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente.

    I ricavi netti hanno superato le stime aziendali, grazie a un incremento dei contributi provenienti dall’area communication equipment, dalle periferiche per computer e dal settore automotive. Jean Marc Chery, CEO di STM, ha sottolineato un aumento della domanda in tutti i mercati finali, con prenotazioni sostenute e segnali di offerta limitata in diverse categorie di prodotto. Inoltre, i livelli di magazzino della distribuzione sono attualmente al di sotto dell’obiettivo standard.

    Per il terzo trimestre, STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, con un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il margine lordo è atteso al 37%, pur includendo 70 punti base di oneri per sottoutilizzo degli impianti.

    Le prospettive per il quarto trimestre del 2026 sono ancora più ottimistiche, con una previsione di ricavi superiori a 4 miliardi di dollari. Questo aumento è principalmente attribuibile ai programmi in corso con i clienti nei data center per l’intelligenza artificiale e nelle comunicazioni via satellite a bassa orbita. La crescita del secondo semestre rispetto al primo è prevista superiore alla normale stagionalità del 15%.

    STM ha anche rivisto al rialzo le previsioni sui ricavi per i data center, stimando ora ricavi superiori a 1 miliardo di dollari nel 2026, con la possibilità di superare nettamente i 2 miliardi nel 2027, a condizione che la dinamica attuale continui.

    Nel semestre chiuso al 27 giugno, i ricavi totali hanno raggiunto 6,582 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 5,283 miliardi della prima metà del 2025. La posizione finanziaria netta al 27 giugno è risultata positiva per 2,01 miliardi di dollari.

    Tuttavia, nonostante i risultati incoraggianti, il titolo di STM ha aperto in calo a Piazza Affari, registrando una flessione di oltre il 15%. Questo calo è attribuibile a prospettive leggermente inferiori alle attese e alla correzione in atto nel settore tecnologico.

  • easyJet: Risultati del Terzo Trimestre 2026, Utile in Calo del 70%

    easyJet: Risultati del Terzo Trimestre 2026, Utile in Calo del 70%

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    Qual è l'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026?
    L'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026 è stato di 85 milioni di sterline.
    Qual è la causa principale del calo dell'utile?
    Il calo dell'utile è stato principalmente causato dall'aumento del costo del carburante e dal rallentamento della domanda.
    Come si prevede l'andamento futuro di easyJet?
    Si prevede una crescita della capacità di circa il 6% e una crescita dei clienti a doppia cifra bassa per l'intero esercizio 2026.

    easyJet ha chiuso il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline, registrando un calo del 70% rispetto ai 286 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è stato fortemente influenzato dall’aumento dei costi del carburante e dalla diminuzione della domanda, in particolare a seguito dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto un impatto negativo sulle prenotazioni nei mesi primaverili.

    Nonostante le difficoltà, le prenotazioni last minute si sono mantenute solide, e il management ha segnalato segnali di un graduale miglioramento, con una ripresa della fiducia dei consumatori. Durante il trimestre, la capacità della compagnia è aumentata del 3% in ASK (Available Seat Kilometers) e i posti disponibili sono aumentati dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha mostrato una diminuzione del 3%, ma ha comunque rappresentato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni fornite a maggio. Il costo unitario del carburante ha registrato un incremento del 13%, portando a un aggravio totale di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre del 2025. Il picco dei prezzi del carburante è stato registrato ad aprile, raggiungendo circa 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo in particolare sulla parte di consumi non coperta da hedging.

    Il segmento dei pacchetti vacanza ha mostrato una certa stabilità: easyJet holidays ha riportato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline (rispetto ai 86 milioni dell’anno precedente). Al netto dell’effetto cambi, il risultato operativo è aumentato del 7%, e il numero di clienti nella divisione è cresciuto dell’8%, consentendo alla compagnia di guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a doppia cifra bassa rispetto ai 3,1 milioni registrati nel 2025. Nella prima metà dell’esercizio 2027, la crescita della capacità dovrebbe tornare a livelli più normali, e le prime indicazioni sulle prenotazioni mostrano un aumento dei rendimenti dei biglietti di una percentuale a una cifra medio-alta.

    «L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre», ha dichiarato il CEO Kenton Jarvis. «Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni last minute per voli e pacchetti vacanza, mentre l’attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha consentito di migliorare ulteriormente la puntualità e la soddisfazione dei clienti».

    La società ha confermato la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. Si ritiene che, con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, tali iniziative possano sostenere il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.